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LE RECENSIONI
La recensione di Alessandro Grieco
A metà strada tra “Copia conforme” e “Pretty woman”, “Il Catalogo” di Jean Claude Carriére con la traduzione e la regia di Valerio Binasco, è un testo solo apparentemente oleografico (la donna dell’est che cerca di sistemarsi, la palinodia e le dinamiche scontate delle coppie), in realtà è una commedia intelligente, vivace, ironica, felicemente interpretata da due attori d’eccezione che si muovono in un’atmosfera quasi sospesa, ai limiti dell’assurdo, e portano in scena magistralmente due personaggi che incarnano il sempiterno dramma dell’amore e della solitudine. Due personaggi tanto distanti – lei è una disordinata ed evanescente ‘ragazza con la valigia’ alla Prevert, tenera e folle, lui un Don Giovanni che nella vita ‘diurna’ fa il consulente legale - da potersi incontrare solo in forza di un equivoco. Dall’incontro dei due personaggi emerge, poi, una verità inconfutabile e cioè che c’è un mondo segreto, meraviglioso e senza colpe dentro ciascuno di noi , un mondo che può affrancarsi e liberarsi solo in virtù dell’amore e del coraggio che l’amore sa donare. L’amore medesimo sembra – a tratti – quasi un gioco crudele, benché si tratti, al contrario, di un gioco divino. Perché l’amore è un Dio. Un Dio che si nutre delle nostre storie, dei nostri giochi, delle nostre fughe inutili e ci dà in cambio l’unica vera bellezza della vita. L’incomunicabilità e, dunque, la solitudine, sono le due dimensioni in cui vivono i personaggi. Il titolo (almeno in italiano) si ispira al “Don Giovanni” di Mozart, e la ragione è tematica e musicale insieme: l’approccio diegetico, il dialogo, che scorre leggero e brioso come le ‘note bambine’ delle partiture settecentesche, e il personaggio maschile si ispirano -o almeno vorrebbero – al celebre seduttore. Questa commedia gioca con l’impossibile e con l’assurdo e l’autore sembra divertirsi molto a mandare a gambe all’aria le nostre pretese di vivere in una realtà ‘normale’, rivelandola, invece, per quella che è: una specie di prigione dell’anima. La drammaturgia composta da tanti quadri, ognuno con un finale possibile, smentito poi dal quadro successivo, ostenta un meccanismo circolare che imprime al ritmo narrativo la temperatura dell’ossessione e della chiusura claustrofobia che, d’altronde, si riflette perfettamente nell’appartamento in cui si svolge l’azione che diventa incarnazione del dispositivo mentale stesso dei due protagonisti, fra istinto della tana e senso di soffocamento
Voto:
La recensione di Wanda Castelnuovo
Diversa, intrigante, coinvolgente, delicata e incisiva la pièce di Jean Claude Carrière (Colombières sur Orb, 1931), scrittore e sceneggiatore collaboratore di Buñuel e di altri famosi registi, che esamina con deciso garbo i difficili rapporti tra un uomo e una donna ottimamente interpretati da Ennio Fantastichini (Gallese/VT 1955), al quale si attaglia perfettamente il detto nomen omen (nome augurio), e Isabella Ferrari (pseudonimo di Isabella Fogliazza, Ponte dell’Olio/PC, 1964).
Avvocato di giorno e tombeur de femmes dopo il lavoro, il metodico, ordinato e preciso Jean Jacques trascorre il suo tempo libero tra un’avventura e l’altra, ma per mancanza di memoria e anche per vanità maschile annota i suoi ‘successi’ su un ‘catalogo’: molto più incisivo, ma intraducibile il titolo francese Aide-mémoire.
Inaspettatamente e casualmente (?) gli capita in casa Suzanne, giovane dalla mentalità diametralmente opposta rispetto alla sua e alla ricerca di un fantomatico signore, che poi si scoprirà essere un suo ex corteggiatore.
Spigliata e timida, sfrontata e riservata si installa nel monolocale del nostro Don Giovanni e nella sua esistenza con conseguenze tragicomiche di grande effetto, assurde se non surreali pur nella loro compostezza.
Incapacità di comunicare, egoismi, solitudini, insicurezze, complessi e paure emergono con spietata icasticità e sicuramente ciascuno potrà trovarvi frammenti di se stesso.
Dopo i successi della versione francese del 1994, lo spettacolo ha debuttato in Italia a Fermo, e dopo Milano sarà impegnato in una lunga tournèe che si auspica di successo vista la qualità della pièce.
Malgrado l’assenza di una vera e propria trama, si resta veramente coinvolti dal dialogo che procede chiaro, limpido e adamantino anche se rivelatore di due infelicità che una vita abitudinaria difficilmente avrebbe disvelato.
Uno spettacolo da non perdere per la sua originalità e per il potere quasi catartico di quanto emerge: sicuramente da vedere più che da raccontare per poterne gustare le numerose sfumature.
Molto bella la scenografia in cui sono evidenziati i piccoli spazi esistenziali nel monolocale del nostro viveur.
Voto:
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