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LE RECENSIONI
La recensione di Damiano Verda
Si apre il sipario, in scena l’ingresso di una casa vecchio stile. Piuttosto elegante, ma non particolarmente ricercato. Una degli ospiti, più tardi, si premurerà di farlo notare, non senza astio. Si tratta dell’entrata di una piccola pensione a gestione familiare, Monkswell Manor. Un esercizio appena aperto, gestito da una coppia di sposi: Molly e Giles. Innamorati, senza dubbio. Giovani, inesperti e innamorati. Distratta, portata dalla radio in scena come un solitario e malinconico sbuffo di vento, una notizia. Apprendiamo così della morte di una donna, a Londra, per strangolamento. Il fatto però, rispetto all’aria di normalità e gioia che si respira a Monkswell Manor, a poche ore dall’apertura, sembra davvero distante, alieno.
Non è così. La donna assassinata, in qualche modo, è legata a una o più tra le persone presenti alla pensione. Ma a chi? In che modo? A complicare le cose, una terribile tormenta di neve, che si erge quasi a personaggio del racconto. Agatha Christie, autrice del testo da cui è tratto il dramma, se ne serve come espediente per circoscrivere l’indagine. Un omicidio avverrà a Monkswell Manor e, necessariamente, solo uno dei presenti potrà esserne l’autore. Non solo, ma tutti, anche dopo il delitto, si troveranno costretti a rimanere a contatto, preda di sospetti, paure, angosce.
L’atmosfera di tensione che si respira in ogni pagina della regina del giallo viene temperata, nella non banale trasposizione operata dal regista Stefano Messina, da diversi momenti di divertimento, che addirittura avvicinano la rappresentazione, per lunghi periodi, a una commedia. A ciò contribuisce anche la notevole vena degli attori, capaci di un’ottima prova corale. Dopo ogni battuta però, d’improvviso, la scena può cambiare. Basta una parola, un suono, un grido. L’aria si fa pesante, carica di mistero. Un mistero che terrà ben desta l’attenzione degli spettatori fino al finale, per nulla prevedibile.
Voto:
La recensione di Donato Panìco
(Questa recensione non rivela la soluzione del giallo – NO SPOILER!)
“Non è proprio un dramma, non è proprio uno spettacolo dell’orrore, non è proprio una commedia brillante, ma ha qualcosa di tutte e tre e così accontenta la gente dai gusti più disparati”, così Agatha Christie provava a spiegare il successo dell’adattamento teatrale di una delle sue opere, “Mousetrap”, ovvero “Trappola per topi”.
La pièce teatrale, rappresentata per la prima volta il 25 novembre 1952 nel West End di Londra è rimasta in scena ininterrottamente per oltre mezzo secolo, di cui gli ultimi 34 anni al St. Martin Theatre di Londra con la stessa scenografia originale, entrando così nel Guinness Book of Records.
Tradotta in 24 lingue e rappresentata in 45 Paesi diversi, in Italia viene rappresentata dalla Compagnia Attori e Tecnici, grande specialista nel teatro umoristico inglese (“Rumori fuori scena”, uno dei più grandi successi) che dal 23 novembre al 4 dicembre 2011 la inscenerà presso il Teatro Carcano di Milano.
Trappola per topi è una pièce ambientata negli Anni ’50: a circa mezzora d’auto da Londra Mollie (Claudia Crisafio) e Giles Ralston (Stefano Messina), due giovani albergatori, inaugurano la loro locanda Monkswell proprio in un week end in cui una bufera di neve isola la loro casa. Allo stesso tempo Scotland Yard dirama l’identikit di un assassino che ha appena commesso un delitto a Londra e potrebbe uccidere ancora.
Con qualche difficoltà dovuta alla neve tutte le prenotazioni vengono soddisfatte, così uno dopo l’altro arriveranno Christopher Wren (Carlo Lizzani), la signora Boyle (Annalisa Di Nola), il maggiore Metcalf (Roberto Della Casa) e la signorina Casewell (Elisa Di Eusanio), oltre che a due ospiti inattesi: il signor Parravicini (Stefano Altieri) e il sergente Trotter (Massimiliano Franciosa). Proprio la notizia dell’arrivo di quest’ultimo getterà lo scompiglio fra gli eccentrici ospiti, che seppur non conoscendosi, sembrano però tutti legati in qualche misura ad un fatto di sangue avvenuto molti anni prima. Finendo così per rimanere tutti isolati nella stessa casa, mentre uno spietato assassino cerca vendetta.
Avvincente, ricco di suspense e stimolante: il testo originale della Christie, tradotto da Edoardo Erba è adattato d’attore-regista Stefano Messina che ha scelto in maniera vincente di attenersi ad uno stile classico, ricreando un piacevole clima inglese da dopoguerra. È costantemente presente poi un filo conduttore ironico che rende lo spettacolo vivace e trasversale. Buona anche la resa della parte non recitata, ovvero quella descrittiva e sensoriale.
Tra le buone performances di tutti gli attori si distingue l’ottima interpretazione di Altieri la quale è fondamentale per aggiungere un alone di mistero e di comicità alla rappresentazione. La Crisafio, Premio come miglior attrice emergente nel 2005, e la Di Eusanio (“Come tu mi vuoi” e serie tv “Tutti per Bruno”), risultano perfette nei rispettivi ruoli. Infine piacevole cammeo di Roberto Della Casa, nei panni del maggiore, che molti ricorderanno, tra gli altri, per i ruoli ne “Il commissario Lo Gatto” e nella serie “College”.
Infine, ciliegina sulla torta di uno spettacolo imperdibile, una scenografia accuratissima perfezionata da Alessandro Chiti che riproduce una perfetta dimora antica.
Voto:
La recensione di Laura Mancini
Dal 13 Gennaio al 6 Febbraio 2011 la Compagnia Attori e Tecnici porta in scena al Teatro Vittoria di Roma “Trappola Per Topi” di Agatha Christie nella traduzione di Edoardo Erba.
Riprendendo con abilità e cura estetica i colori della locandina, ci viene mostrato in primo luogo il blu profondo del cielo notturno ed innevato attraverso una finestra e quando si accendono le luci nella casa/locanda Monkswell, scopriamo una deliziosa scenografia in legno, arricchita con ricercati oggetti di scena e dettagli che ci trasportano in un perfetto stile londinese degli anni ’50.
A presentarsi per primi sono i coniugi e proprietari di casa Mollie e Giles Ralston, i quali hanno deciso un po’ avventatamente di avviare la loro attività di albergatori. Immediatamente ci accorgiamo che Silvia Siravo, interprete di Mollie, non riesce a far emergere questo personaggio così ingenuo, d’animo buono e al contempo propositivo e coraggioso di cui Agatha Christie aveva tanto abilmente delineato i tratti psicologici, mentre ci scontriamo con una recitazione acerba ed innaturale dell’interprete, goffa e impacciata nelle movenze, sguaiata e stridula nell’intonazione. Diversamente, tutti gli altri ospiti che giungono uno ad uno alla locanda, risultano accattivanti ed egocentrici; non privi di tratti che ispirano una certa simpatia, sono presi dalle loro manie e ciascuno, a suo modo stravagante ed insolito, apporta una diversa sfaccettatura del mistero che aleggia in casa Monkswell.
Massimiliano Franciosa gestisce con disinvoltura il ruolo del Sergente Trotter che influenza col suo arrivo il comportamento di tutti gli altri, cominciando a fra crescere la tensione psicologica scena dopo scena e la regia di Stefano Messina rende bene il senso del tempo che non passa mai in attesa che qualcosa di terribile accada ma anche a scandire questo tempo indeterminato con un ritmo coinvolgente.
Il dialogo intenso e allusivo tra Mollie e Christopher smusserà, a causa dell’inadeguatezza di lei, l’effetto “colpo di scena” che dovrebbe portare con le importanti rivelazioni dei due. La crisi d’identità dei protagonisti sfocia in una totale diffidenza dell’uno nei confronti dell’altro e lo stesso spettatore è condotto in questo gioco verso la perdita di punti di riferimento; persino il Maggiore Metcalf, l’ospite più “normale”, proprio per la sua apparente innocenza e normalità risulta in fine fuori contesto e per questo desta in noi sospetto.
La compagnia riesce a mettere in scena quello che potremmo definire un giallo psicologico, condotto efficientemente con una capacità di sdrammatizzare tipica della commedia.
Voto:
La recensione di Michele Miglionico
Soffia il vento della tempesta di neve e le luci del teatro tremano. Così veniamo catapultati nella pensione Monkswell dei coniugi Ralston, inaugurata in una giornata di tempo da lupi, con un assortimento di ospiti sui generis - tra cui il veterano Stefano Altieri nei panni del forestiero signor Paravicini - che vengono presentati in poco tempo, eppure subito metabolizzati e inquadrati. La convivenza sarebbe già difficile di per sé, se non irrompesse il sergente Trotter (Massimiliamo Franciosa) a preannunciare la possibilità di un omicidio tra le mura di legno dell'albergo, isolato dal resto del mondo.
Siamo alla prima nazionale, il grande rodaggio. Se qualche tentennamento c'è, colora di umanità i personaggi in scena. Figurarsi dopo qualche replica. Per il resto, la macchina funziona come un orologio.
Il merito principale è di Agatha Christie, che ha scritto un giallo avvincente e divertente, pur con lo spaesamento che riserva il finale - su cui, da tradizione, si deve mantenere il massimo riserbo.
D'altro canto, Stefano Messina (nei panni di Giles Ralston) si conferma attore e regista di razza. I "suoi" interpreti si rubano la scena l'un l'altro, perché ben caratterizzati, e comunicano con gesti minimali e studiati, fanno ridere come se a portare questo umorismo britannico fossero davvero attori inglesi del West End - quegli stessi che portano avanti le repliche dal 1952, giorno dopo giorno, facendone l'opera teatrale più rappresentata nella storia contemporanea. L'interpretazione dello svanito e ambiguo Christopher Wren è la più efficace e memorabile per lo spettatore comune.
Se l'ormai storica Compagnia "Attori&Tecnici" si chiama così, un motivo ci sarà: chi ha lavorato alla scenografia e ai costumi (Alessandro Chiti e colleghi) ha saputo evocare tutto il microcosmo della tragicommedia, con il vento, la neve, il fuoco del camino, l'arredamento, i costumi d'epoca, la radio con i notiziari e la musica, le luci verosimili. In poche parole, un gioiello di messa in scena.
Voto:
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