Celebri l’autrice Virgina Wolf che porta i segni della cultura shakespeariana e la sua opera in cui un moderno Orlando, emulo di Ulisse, compie un viaggio attraverso secoli di storia protagonista di avventure eroiche e divertenti accarezzando il mito dell’immortalità.
Orlando in partenza di sesso maschile si rivela in un certo senso ermafrodita, come in effetti avviene per ognuno di noi in cui sono presenti ormoni sia femminili sia maschili: il paradosso per l’epoca della Wolf è il fatto che il nostro eroe al termine del suo percorso quasi catartico compia una metamorfosi dal maschile al suo contrario segnando una sorta di trionfo del femminino.
Isabella Ragonese, giovane, intelligente e valida attrice di cinema, recita con entusiasmante foga affiancata da quattro attori, servitori e paggetti non presenti in tutto il lavoro nel testo originario. Degna di rilievo Sara Biacchi nel ruolo di una vivace Mrs Virginia Grimsditch - sostegno, amica e dama di compagnia di Orlando di cui costituisce quasi un alter ego prodigo di saggezza - che adombra l’autrice inglese.
Confesso di non conoscere il testo della Wolf, ma quello della serata non ha evidenziato quella grinta e quel mordente che ci si aspettava dopo l’ottima conferenza stampa in cui la regista Emanuela Giordano ha spiegato di avere compiuto alcune modifiche anche per privilegiare l’aspetto corale del lavoro.
Quello che non convince è proprio il testo poco agile e non sempre lineare nei suoi passaggi che non riescono a coinvolgere e a entusiasmare lasciando l’idea di qualcosa di farraginoso e non facendone emergere, nonostante l’impegno e il valore degli attori, per chi non conosce il testo il significato.
Resta comunque l’interessante e singolare percorso nel tempo inventato dalla Wolf: ciascun dolore o delusione fa sprofondare in un sonno secolare il nostro eroe che a ogni risveglio affronta la sua avventura del vivere con indomito e inalterato candore fino alla giocosa trasformazione finale che tuttavia non muta la fatica dell’esistere.
Belle le scene e i costumi di Giovanni Licheri e Alida Cappellini.
Voto:
La crisi d'identità, il dubbio amletico tra l'essere e il non essere, l'eterno desiderio di conoscenza e il bisogno, vitale, di non restare nell'ignoranza: sono alcune delle basiche ossessioni della scrittrice Londinese Virginia Woolf, a cui si ispira Emanuela Giordano nell'adattamento del suo romanzo biografico Orlando, opera alquanto controversa e dichiaratamente ambigua per definizione. Perchè Orlando è un uomo, ma è l'incarnazione della Woolf scrittrice, è un uomo con tutte le sue pulsioni vitali che all'improvviso si sveglia in un corpo da donna ( tema poco trattato in letteratura ma ampiamente sfruttato al cinema) e assieme al corpo deve abituare anche la propria mente alla condizione sottomessa della figura femminile nel suo relativo tempo.
Quanto tempo passi realmente dalle prime pulsioni amorose di Orlando alla totale consapevolezza della propria femminilità non ci è dato saperlo. Forse qualche giorno o settimana, fatto sta che i personaggi dichiarano che sono passati secoli, ma ognuno di essi rimane, vivo, e uguale a prima. I tempi cambiano ma noi rimaniamo sostanzialmente gli stessi, attraversiamo lotte, guerre, ricchezze, amori, delusioni, nascite e dipartite, ma, nel nostro io, non cambiamo mai.
Isabella Ragonese debutta ( anzi torna, dopo la parentesi Palermitana alla Scuola Teatès) sui palcoscenici italiani con un ruolo tuttaltro che facile, doppio, complesso e volutamente poco convenzionale per un'attrice; nei primi minuti traspare tutto lo stato di tensione della giovane attrice che presenta Orlando come un giovane nobile poco autoritario e distratto, e lo trasforma, nell'ultima parte, in una ragazza per niente femminile e romantica superando la temibile prova del debutto teatrale.
Il lavoro sul personaggio è sicuramente più accurato di quello affrontato per un'eroina filmica, ma viene sopraffatto, in alcuni momenti, dall'utilizzo ( cinematografico, appunto) dell'amplificazione totale attraverso i microfoni da "presa diretta" che appiattiscono le scene e gli attori, e ci allontanano dal luogo in cui ci troviamo, cioè un teatro. Lo stesso effetto straniante è svolto dalle musiche: sul palco troviamo 2 musicisti che sembrano esibirsi dal vivo, ( sono coloro che hanno scritto la colonna sonora ) accompagnati da un commento musicale registrato, del quale non si capisce bene la vera motivazione, se non il richiamo alle atmosfere delle fiction nostrane.
Al contrario il lavoro sulle luci e sulla scena appare fluido e ben organizzato, come quello dell'ensemble e dei personaggi secondari che accompagnano Orlando/Isabella nel proprio non/viaggio.
Voto: