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Genere:
commedia
Autore:
Eduardo De Filippo
Regia:
Luca De Filippo
Compagnia/Produzione:
Compagnia di Teatro di Luca De Filippo
Cast:
Luca De Filippo
con Nicola Di Pinto, Anna Fiorelli, Fulvia Carotenuto, Carolina Rosi, Massimo De Matteo, Gioia Miale, Giuseppe Rispoli, Antonio D'Avino, Chiara De Crescenzo, Alessandra D'Ambrosio, Carmen Annibale scene Gianmaurizio Fercioni costumi Silvia Polidori luci Stefano Stacchini
di Eduardo De Filippo
regia Luca De Filippo
Sinossi
Come suggerisce il titolo è una commedia sul tema della verità e della menzogna, in cui la vena amara che scorre in sottofondo alla comicità a tratti quasi farsesca del primo atto si accentua con il procedere dell’azione.
La storia vive dei reciproci intrighi che alcune coppie intrecciano intorno a Libero Incoronato, un uomo modesto, onesto, dignitoso e fiero, la cui vita tranquilla viene sconvolta dai vicini che tentano in ogni
modo di coinvolgerlo, suo malgrado, nelle loro squallide storie.
Ed ecco il titolo della commedia, che rovescia il proverbio popolare: le bugie con le gambe corte sono quelle
dei bambini, mentre quelle con le gambe lunghe – dice Eduardo - sono quelle ''che tutti noi dobbiamo aiutare a camminare per non far cadere l’impalcatura della società” .
Date repliche a cura di
Maria Cuono
Scheda spettacolo a cura di
Maria Cuono
Dove
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LE RECENSIONI
La recensione di Simone Manfredini
Le bugie con le gambe lunghe, commedia terminata da Edoardo nel dicembre 1946, vide continuamente rinviato il proprio debutto a causa dello straordinario, e un po' inaspettato, successo che ebbe Filumena Marturano. Il tema è uno dei topoi di De Filippo: l'antinomia fra menzogna e verità.
La pièce, ambientata nell'Italia povera dell'immediato dopoguerra, dietro un'apparente comicità è percorsa da una vena amara che si fa sempre più evidente man mano che la vicenda procede, tanto da rasentare quasi i toni di una satira anti-borghese. Il protagonista attorno al quale tutto ruota è Libero Incoronato, un uomo modesto, onesto, dignitoso, il quale, suo malgrado, si trova ad essere spettatore di una serie di intrighi attuati da alcune coppie, in particolare quella formata da Olga e Benedetto, le quali tentano in tutti i modi di coinvolgerlo nelle loro squallide storie, piene zeppe di menzogne che esse spacciano per verità. Da principio egli tenta di aiutarli e di smascherare le loro bugie ma alla fine, scontratosi con il perbenismo di facciata e con l'esigenza di salvare ad ogni costo le apparenze tramite il compromesso, finisce per adeguarsi alla regola generale, ma in modo provocatorio, chiedendo di fronte a tutti la mano di Graziella, l'ex prostituta di cui è innamorato, spacciandola per un'aristocratica.
Al di là di qualche battuta un po' prolissa e di qualche momento eccessivamente caricato, la commedia raffigura bene una società senza ideali, in cui il proprio particulare è visto come fine ultimo dell'agire umano. Una povertà interiore dei protagonisti che si contrappone a quella puramente economica di Libero Incoronato, il quale trova, infatti, la propria realizzazione proprio al di fuori degli stereotipi borghesi.
Belle le scene curate da Gianmaurizio Fercioni e i fondali di Giacomo Costa: nella prima e seconda parte ci vengono presentate due diverse dimore, quella di Libero, modesta e vecchiotta, e quella dei Cigorella, lucida e alla moda, entrambe dotate di un balcone che si affaccia su un immenso fabbricato fatiscente e squallido. Curati i costumi di Silvia Polidori ed efficace l'uso delle luci di Stefano Stacchini.
Bravi i membri del cast: su tutti spicca per recitazione e naturalezza, nella parte di Libero Incoronato, Luca de Filippo che ha curato anche la regia dello spettacolo. Con lui: Fulvia Carotenuto, Chiara De Crescenzo, Gioia Miale, Nicola Di Pinto, Carolina Rosi, Massimo De Matteo, Anna Fiorelli, Giuseppe Rispoli, Carmen Annibale, Alessandra D'Ambrosio, Antonio D'Avino e Boris De Paola.
Pubblico attento e divertito, molti gli applausi.
Voto:
La recensione di Francesco Rapaccioni
La genesi della commedia merita di essere riferita: Eduardo la scrisse mentre preparava Filumena Marturano perchè, nel caso di insuccesso a Napoli di quest'ultima, a Roma avrebbe rappresentato in sua sostituzione Le bugie con le gambe lunghe, la quale invece debuttò soltanto l'anno dopo a Bari visto il successo di Filumena sia a Napoli che a Roma.
Le bugie con le gambe lunghe ritrae un'Italia che esce dalla guerra, povera e disillusa, concentrata su un perbenismo ipocrita che pare essere unico collante della società. Primaria la voglia di mantenere le apparenze come se fossero realtà: tutti sanno ma tutti fanno finta. Un tema che ritorna in altri lavori di Eduardo ma che qui è trattato con una forza e una dominanza che oserei definire “pirandelliane”: la maschera, il salvare la “facciata”, l'accomodamento per pura ipocrisia, verità e menzogna che si intrecciano.
Tutto ruota intorno a Libero Incoronato, con il quale i personaggi sono legati in vario modo. L'unica che si differenzia è Graziella, la vicina di appartamento che fa la prostituta e non ne fa mistero: lei non ha maschera e non vive nell'ipocrisia. Il testo ha un andamento maggiormente farsesco nei primi due atti, poi nel terzo i toni comici lasciano il posto a quelli riflessivi. Qualche battuta appare eccessivamente verbosa e prolissa, ma ciò non toglie il gusto della battuta e della risata.
Al successo dello spettacolo contribuiscono in maniera determinante scene e costumi. Gianmaurizio Fercioni ricostruisce gli ambienti di casa Incoronato e Cigorella nei minimi dettagli. La differenza tra le due abitazioni è evidente: povera ma dignitosa (e con un passato alle spalle) la prima, arricchita recentemente la seconda. Così anche i costumi di Silvia Polidori: la giacca stazzonata di Libero e quella impeccabile di Benedetto. I fondali di Giacomo Costa ritraggono un caseggiato alveare, mentre le luci di Stefano Stacchini completano l'effetto.
Luca De Filippo è impeccabilmente bravo e convincente ha il merito ulteriore di essere contornato da ottimi attori e di saperli dirigere con sapienza e misura: Fulvia Carotenuto, Chiara De Crescenzo, Gioia Miale, Nicola Di Pinto, Carolina Rosi, Massimo De Matteo, Anna Fiorelli, Giuseppe Rispoli, Carmen Annibale. Piccola la parte, ma esilarante, quella della balia, interpretata da Alessandra D'Ambrosio. Completano il cast Antonio D'Avino, Boris De Paola e due comparse.
Pubblico molto divertito, risate ed applausi entusiastici.
Voto:
La recensione di Daniela Cohen
Ideato dal grande Eduardo De Filippo prima della grande guerra, questa commedia venne terminata alla fine del 1946 e debuttò un anno dopo. I successi che già avevano reso celebre i De Filippo, da Napoli milionaria! a Filumena Marturano, portarono un folto pubblico di borghesi ad affollare i teatri. Ma, per quanto l’accoglienza fu calorosa, il senso dell’astio verso l’ipocrisia e verso le falsità, usate controvoglia per risolvere situazioni rdicole, avrebbe comunque disorientato gli spettatori.
Luca De Filippo, degno figlio di Eduardo, interpreta il ruolo di Libero Incoronato, un uomo di mezza età che vive con la sorella zitella, promessa sposa di un vicino di casa assolutamente odioso ma molto osservante di luoghi comuni. Libero ama una donna che pure abita nel caseggiato ma che agli altri appare persona non dabbene, avendo trascorsi da donna di facili costumi, per così dire. Scoprendo in modo sempre più pressante come tutti quanti, dai vicini che si credono di alto lignaggio fino all’ultimo degli impiegati, usino spudorate menzogne per coprire le loro evidenti malefatte fino al punto di crederci per davvero, Libero cambierà pure lui atteggiamento.
Non solo gli altri si comportano come se fossero vere tutte le loro bugie, ma hanno la spudoratezza di negare di aver confidato la verità in passato allo stesso Libero, che ha pure assistito alle peggiori litigate. Il brav'uomo, chissà perché, veniva continuamente coinvolto nei maneggi altrui. Ed ecco che finalmente pure lui decide di presentare l'ex prostituta come sua futura moglie, descrivendola come un’aristocratica giunta da una città del nord apposta per sposare lui, dopo un lungo fidanzamento a distanza. Tutti ovviamente sanno chi è lei e spalancano tanto d’occhi, ma Libero li sgrana di più e ripete le menzogne finché, ridendo e applaudendo, tutti quanti concorderanno sulla finta verità che riporta ordine in mezzo al caos. Tutti falsi, tutti contenti!
Le bugie con le gambe lunghe fu messa in scena nel 1990 da Giancarlo Sepe con la compagnia di Aroldo Tieri e Giuliana Lojodice, allestimento che ha avuto anche un’edizione televisiva nel 1992. Questa nuova versione, ospitata al Teatro Strehler fino al 30 gennaio, esprime tutta l’ingenuità di una persona perbene che non comprende come gli altri possano essere così banalmente mostruosi. Eduardo De Filippo spiegò un tempo che "le bugie con le gambe corte sono quelle dei bambini, ma quelle con le gambe lunghe sono quelle che tutti noi dobbiamo aiutare a camminare, per non far cadere l’impalcatura della società”. Bravi tutti gli interpreti, che sono Nicola Di Pinto, Anna Fiorelli, Fulvia Carotenuto, Carolina Rossi e Massimo De Matteo oltre, ovviamente, al bravissimo Luca De Filippo.
Voto:
La recensione di Simona Innocenzi
Le bugie hanno le gambe lunghe è una drammaturgia scritta da Eduardo De Filippo nel 1946, una commedia che denuncia la nuova borghesia post- bellica italiana. La medesima classe sociale descritta e accusata anche da Vitaliano Brancati negli stessi anni.
Dopo la guerra, il rimpasto sociale offre succulente possibilità di sciacallaggio e improvvisamente uomini di classi meno abbienti si trasformano in signori “dimenticando” e ricostruendo con la fantasia il loro passato e il percorso che li ha guidati fino al presente. Nella sfera lavorativa, in quella amorosa, la verità veste un abito che palesemente non le appartiene.
Luca De Filippo decide di riportare in scena questa commedia quanto mai attuale. La regia risulta pulita, senza sbavature. Il livello attoriale dell’intera compagnia è omogeneo e sapiente, spicca la bravura di Anna Fiorelli, anche lei figlia d’arte, e Fulvia Carotenuto, le quali mantengono per entrambi gli atti un ritmo perfetto.
Certamente un plauso particolare va a Luca De Filippo, il quale con grande umiltà, e spingendosi con coscienza fino a dove sa di poter arrivare, porta in scena oltre alla drammaturgia Eduardo stesso attraverso accenni di mimica facciale e sfumature tonali. Il risultato è una messa in scena gradevole che sa sottolineare con delicatezza, e al tempo stesso con fermezza, il linguaggio grottesco di De Filippo padre.
L’unica stonatura si registra nella scelta della scenografia eccessivamente didascalica e pesante che opacizza la brillantezza della piéce.
Voto:
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