RUSTEGHI - I NEMICI DELLA CIVILTÀ
Teatro
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In collaborazione con
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Genere:
commedia
Autore:
Carlo Goldoni
Regia:
Gabriele Vacis
Compagnia/Produzione:
Fondazione Teatro Stabile Torino/Teatro Regionale Alessandrino
Cast:
Eugenio Allegri, Natalino Balasso, Jurij Ferrini
Sinossi
"I Rusteghi" appartiene alla maturità compositiva di Carlo Goldoni, che coincide anche con gli ultimi malinconici anni della permanenza a Venezia, la quale ha perso il ruolo di potenza dell'Adriatico. Queata commedia parla ancora al nostro tempo, all'intolleranza travestita da moralismo, alla difficoltà di mettersi in relazione, alla mancanza di comunicazione di un'epoca, Il disinganno di Goldoni è ancora vivo nelle parole dei protagonisti e descrive una società buia e alla deriva, ma ancora presente nella nostra pratica quotidiana.
Date repliche a cura di
Compagnia del Fil de Fer
Scheda spettacolo a cura di
Compagnia del Fil de Fer
Dove
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LE RECENSIONI
La recensione di Wanda Castelnuovo
Entrare in teatro con gli attori già in scena è piuttosto singolare per una commedia di Goldoni come i Rusteghi, ma lo è ancora di più il fatto che gli stessi siano vestiti con tute e abiti moderni; suona poi assolutamente insolita la scena con oggetti incellofanati tra i quali si muovono gli interpreti, maschili anche per le parti femminili: gli abiti indossati e mutati sul palco differenziano i sessi e trasformano i singoli attori che impersonano più parti.
Tutto evidenzia che ci si trova di fronte a un’interpretazione in chiave moderna con cui Gabriele Vacis, regista piemontese sicuramente preparato e innovativo, simboleggia l’attualità dei messaggi sottesi nella commedia.
Certamente i classici hanno in sé valenze universali e atemporali essendo in grado di dimostrare come non si verifichi nihil novi sub sole e avendo di conseguenza la possibilità di essere calati in ogni epoca. La fervida fantasia del regista piemontese vede nell’egoistico dispotismo maschile dei protagonisti che vivono nella crisi della Venezia settecentesca le radici dell’ideologia sviluppatasi proprio nella ‘padania’ in un simile periodo di decadenza (come l’attuale) e il retaggio di una mentalità antica quale si può ancora oggi trovare in alcune osterie della zona.
Goldoni coglie con sottile ironia non solo il declino del mondo aristocratico, ma anche il nascere di una borghesia spesso gretta, meschina e incapace di aprirsi a quel mondo sensibile, attento e vivace così ben caratterizzato da La locandiera.
All’ottimismo di un inno all’intelligente intraprendenza femminile e alla sua capacità di affermarsi nella società si contrappone nei Rusteghi la grettezza di un gruppo di maschi prevaricatori che non permettono di manifestare liberamente sentimenti e idee né alle consorti, né ai figli. Tra le righe della commedia (scritta in dialetto veneziano nel 1760 e rappresentata al San Luca nel 1762) si legge lo sconforto del commediografo così in difficoltà nella sua amata città da decidere di trasferirsi a Parigi.
Stoltezza di ieri e di oggi delineata con ironia da Goldoni e simboleggiata da Vacis con il rinoceronte, richiamo a Jonesco e a Rhinocéros in cui vengono dileggiati gretti, mediocri e conformisti.
E i Rusteghi impersonano questo mondo di ottusi e prepotenti incapaci non solo di fare vivere liberamente gli altri, ma essi stessi prigionieri e schiavi acritici delle ‘regole' imposte dalla società.
Lo spettacolo - eclettico anche per ciò che riguarda la lingua che comincia da uno stretto veneziano con sotto/sopratitoli in lingue criptiche (quasi ironica trasposizione fumettistica di parolacce) per passare a un italiano frutto di una traduzione /riduzione operata dal regista e da Antonia Spaliviero - si avvale anche di filmati di commedie goldoniane e di altri (la cui presenza simbolica non è sempre chiaramente comprensibile) risultando complessivamente gradevole anche grazie alla bravura di tutti gli attori.
Pur essendo divertente e originale, lascia un po’ di nostalgia per il testo tradizionale la cui vivacità e arguta costruzione è ben capace di comunicare e fare comprendere la disillusione di Goldoni sull’umana incapacità di ragionare: ma è cambiato qualcosa rispetto al passato?
Voto:
La recensione di Maria Giulia Grondona
Standing Ovation. Così il pubblico del Teatro della Corte di Genova ha accolto la prima di “Rusteghi” per la regia di Gabriele Vacis. Tutti infinitamente bravi infatti i protagonisti. Soprattutto nell’interpretare con maestria i ruoli femminili senza mai decadere nella caricatura. E quanto bravi sono i più giovani. Il richiamo della commedia è alla figura del padre-padrone di una civiltà che oggi appare così lontana e ad una figura femminile assai mortificata all’epoca. Accade così che due promessi non solo non scelgono liberamente il proprio matrimonio ma non possono nemmeno vedersi prima delle nozze. Richiami ad una condizione antica ma anche tanta ironia in questo allestimento. Coinvolgimento del pubblico con attimi di scuse da parte degli attori verso il comportamento di alcuni colleghi, richieste di eventuali medici o spettatori disposti a salire sul palco. Il tutto con maestria. E il pubblico risponde. Non si può non menzionare la straordinarietà di Jurij Ferrini e soprattutto il suo divertimento nell’interpretare la signora Felicia e il signor Maurizio. Grande anche Eugenio Allegri ma, ripetiamo, da sottolineare la bravura recitativa dei quattro giovani: Nicola Bremer, Christian Burruano, Alessandro Marini, Daniele Marmi.
Voto:
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