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LE RECENSIONI
La recensione di Wanda Castelnuovo
‘Tre cuori in affitto’ è un classico del genere sitcom (o sit-com, abbreviazione di situation comedy cioè ‘commedia di situazioni’, nata in ambito radiofonico e oggi riferita a film televisivi a episodi che si svolgono in ambienti fissi con divertenti situazioni di vita quotidiana) trasformato in commedia musicale.
Questo adattamento è nato dall’omonima famosa serie televisiva - trasmessa in tutto il mondo tra fine anni ‘70 e inizio ’80 - dotata di una trama che si presta a infinite variabili in grado di rendere gradevole l’ascolto e il divertimento di chi voglia dimenticare per qualche tempo i propri problemi.
Non è che non offra simpatici e intelligenti spunti di riflessione come la condanna dei pregiudizi verso i presunti diversi o la fatica - più che mai evidente oggi - nel farsi strada nella vita soprattutto nel mondo delle arti o ancora la possibilità di superare blocchi e inibizioni acquisendo una maggior fiducia in sé.
Ci sarebbe perciò un materiale ricco e variegato che offre ampio spettro e infinite opportunità di creare situazioni vivaci, comiche, se non esilaranti. Non si capisce allora la necessità di ricorrere a una micro volgarità continuata fatta di battute e gestualità (da bassa commedia dell’arte) che, anche se possono indurre alcuni al riso, risultano assolutamente gratuite e inutili in un testo che sarebbe più gradevole se limato, ridotto e reso più incisivo soprattutto nel primo tempo.
La comicità si può raggiungere attraverso infiniti rivoli e lo ha dimostrato il bravo Paolo Ruffini quando è sceso in platea coinvolgendo il pubblico - trovata sempre vincente in quanto generalmente sono tutti felici di potere ‘apparire’ almeno sul palco teatrale, surrogato della più ambita televisione - a interloquire: le varie Maria e Cicci timide e disponibili e la più reticente e graffiante Genoveffa dimostrano come non ci voglia molto per fare ridere rendendo inutile ricorrere a situazioni di dubbio gusto. Fare teatro significa migliorare la televisione, non imitarla.
Ed è un peccato che attori bravi e professionali, alcuni come Arianna dotati di buona voce anche se le canzoni non sono esaltanti, non possano avere la possibilità di evidenziare le loro qualità grazie a dialoghi intelligenti e si trovino a dovere sostenere il peso di uno spettacolo in cui il testo troppo spesso latita.
Simpatica Claudia Campolongo nei panni della svampita e complessata nipote dell’anziana e impicciona coppia - impersonata dai validi Mara Mazzei e Andrea Spina (inutile pertanto il travestimento sado-maso del finale) - proprietaria dell’appartamento in cui tre giovani cercano un nido temporaneo per intraprendere la difficile strada dell’esistenza.
Voto:
La recensione di Roberto Mazzone
In questi tempi di crisi è difficile trovare e (soprattutto) mantenere l’affitto di una casa per conto proprio, cosa che, per molti giovani, rappresenta un primo passo verso l’indipendenza e la realizzazione personale. E cosa succede quando il giovane in questione è un attore italiano, giunto a New York in cerca di fortuna, che per riuscire a tenersi stretta la propria stanza in un appartamento, è costretto a fingersi gay, in modo da poter condividere il tetto con due belle ragazze perché l’attempato padrone di casa non gradisce uomini nel luogo in cui è vissuta la defunta madre? Aggiungete una coppia di coniugi (un po’ Sandra & Raimondo) un fotografo francese gay-friendly, una musicista bruttina, insicura e piena di manie, tutti insieme in mezzo a una serie di equivoci, gags, situazioni surreali, un alano e un provino da superare: le premesse per una serata di puro divertimento non mancano davvero. Autore – insieme al regista Claudio Insegno – e mattatore dell’adattamento teatrale della celebre serie televisiva Tre cuori in affitto è Paolo Ruffini, per una sera sul palcoscenico del Colosseo di Torino direttamente dal successo della trasmissione Colorado. La sua unica pecca, come protagonista di una commedia con musiche è quella di non cantare; semmai, canta recitando. Accanto a lui, Justine Mattera e Arianna Bergamaschi nei rispettivi ruoli della biondina mozzafiato un po’ svampita Chrissy e della legnosa e precisina Janet. Completano il cast performer molto validi: Andrea Spina, Mara Mazzei, Claudia Campolongo ed Emiliano Geppetti, che interpreta con azzeccata disinvoltura il life-coach omosessuale che tutti vorrebbero avere...
Il testo è un po’ sopra le righe e, a tratti, autoreferenziale, ma godibilissimo: c’è spazio anche per i doppiaggi in livornese, che hanno reso famoso il protagonista; e non mancano alcune incursioni di Ruffini tra il pubblico, che rendono alcuni ignari spettatori parte integrante dello spettacolo. La regia di Claudio Insegno non lascia quasi nulla al caso e porta in scena un meccanismo comico perfetto che, con l’abituale naturalezza che contraddistingue i suoi lavori, diverte il pubblico fino all’inverosimile. Le musiche sono di Giovanni Lori, il cui apprezzabile lavoro in alcuni casi non rende giustizia alle potenzialità vocali, ad esempio, di Arianna e Emiliano Geppetti (entrambi reduci da due stagioni di successi con il musical La Bella e la Bestia). Lo spettacolo terminerà il suo lungo tour al teatro Nuovo di Milano nel mese di aprile.
Voto:
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