Quando entriamo nel teatro Keiros, ci attendono tre sedie vuote sul palco posizionate a semicerchio, sulla parete alle loro spalle c'è una trama di corde che che ci ricorda una figura umana.
La protagonista di questa storia è Penelope, interpretata da un'ammaliante Tiziana Scrocca, che aspetta per lunghi venti anni il suo amato partito per la guerra.
Penelope, in seguito alla partenza di Ulisse, inizia, per non cedere allo sconforto, a raccontarsi delle storie che durante i giorni, i mesi e gli anni di attesa ricama sul mantello che sta tessendo.
Queste narrazioni raccontano i viaggi fatti dal suo amato, motivandone così la sua prolungata assenza. Le storie intreciate di giorno vengono ricamate per dare forza e significato al tempo, e di notte vengono sciolte per allontanare la solitudine e avere spazio e tempo per poter di nuovo con un nuovo giorno tessere nuove avventure.
Il monologo ci porta così in un lungo viaggio segnato dal tempo e dall'attesa, condizione in cui il tempo ti diventa amico. Le musiche, suonate dal vivo da Roberto Mazzoli, tratteggiano orizzonti e paesaggi dando intensità alle immagini dipinte dalla narrazione.
Con la protagonista sul palco il tempo e Ulisse, entrambi invisibili ma resi perfettamente dalle capacità recitative di Tiziana Scrocca, sono gli unici testimoni delle storie inventate. Storie che raccontano una vita lunga venti anni che la aiutano a sopravvivere all'abbandono del suo amato e la convincono che Ulisse non è morto ma che è soltanto alle prese con un'avventura che non gli permette di tornare da lei.
Molto interessante questo capovolgimento della storia per una volta quello, che per tanto tempo è stato tramandato come il racconto di Ulisse, ci viene coraggiosamente restituito come la vita immaginata da Penelope. Il racconto di una donna che non vuole cedere alla solitudine e alla pazia e che rappresenta l'umanità che nella narrazione cerca conforto e forza.
Fino al giorno del ritorno del suo amato eroe. Penelope vive con emozione ed eccitazione il momento tanto atteso del ricongiungimento, un sussulto che è presto soffocato perchè l'uomo che amava ed era partito vent'anni prima non c'è più, Ulisse non è l'eroe tanto atteso, ma un uomo che dopo anni di guerra e di peregrinare ha perso la forza di raccontarsi e si è fatto sconfiggere dagli orrori della realtà.
Ma lei ancora lo ama e lo ha atteso per così tanto tempo che non consentirà alla delusione e allo sconforto la possibilità di vincere e ancora una volta racconterà ad Ulisse il suo viaggio, quello da lei immaginato, quello fatto di avventure e vittorie, che l'hanno tenuto per anni lontanto dalla sua casa ma che l'hanno riempito di esperienze e conoscenze e hanno fatto di lui un'eroe. Cercando così di far tornare al suo amato la voglia di raccontarsi e raccontare le sue storie...
"E lei racconta ancora, fino a che il racconto scioglie quello che non si può dire e rompe la solitudine e ritrova il coraggio e l’orrore e la meraviglia."
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