2984

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In collaborazione con
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Genere: 
teatro sperimentale
Autore: 
Enrico Remmert e Luca Ragagnin da Orwell
Regia: 
Emanuele Conte
Compagnia/Produzione: 
Teatro della Tosse
Cast: 
Carla Buttarazzi, Enrico Campanati, Bruno Cereseto, Alessandro Damerini, Andrea Di Casa, Luca Ferri, Gianni Masella, Sara Nomellini, Marina Remi

Date repliche a cura di
Roberta Diano
Scheda spettacolo a cura di
Roberta Diano

Dove

Nuovo Giovanni da Udine

Stagione
precedente
o
non previste
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al momento

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LE RECENSIONI


La recensione di Danilo Spadoni


Come posti di fronte ad un grosso formicaio artificiale, i terrari con la lastra di vetro che fanno vedere la vita operosa delle formiche, assistiamo alla messa in scena di “2984”: l'adattamento per il palco del mondo creato da Orwell nel suo profetico 1984. L'allestimento è impressionante, il palco della sala Trionfo è completamente smontato per ricreare l'ambiente adatto per far vivere la colonia. La popolazione sul palco attende in ordine, perfettamente uniformata - tute da lavoro in un unico pezzo pantaloni e giacca, blu -  e seduta su panche da chiesa disposte a semi cerchio a formare un anfiteatro al cui centro è posto il ring:  un piccolo palchetto circolare. Ovunque televisori ingabbiati a varie altezze e dimensioni vomitano gli slogan rieducativi del Grande Fratello:  “La libertà è schiavitù”; “La guerra è pace”; “L’ignoranza è forza” e gli spot sulla crescita del FIL. L’atmosfera è quella di un luogo dove si combattono gli incontri clandestini o il fondo di un qualche palazzo di periferia di una grossa metropoli. Un magazzino suburbano abbandonato dove strutture di metallo e legno creano – magnificamente -  nicchie, passerelle, loculi a differenti altezze. Ad osservare ogni movimento gli occhi del Grande Fratello enormi, vivi, proiettati nell’unica parete libera: guardano tutto e tutti, pubblico compreso.



Come ad una lezione di entomologia veniamo edotti dagli stessi abitanti del “formicaio” sul bi-pensiero, sull’esistenza e il ruolo dei 4 ministeri: il ministero della Verità, che si occupa di falsificare la storia, il ministero della Pace, che si adopera affinché la guerra non finisca, il ministero dell’Abbondanza deputato a mantenere tutti in condizioni minime e il ministero dell’Amore, istituito per far rispettare l’ordine è impedire il libero amore tra uomo e donna. Edotti  possiamo finalmente - fino ad ora lo spettacolo ha avuto un andamento a comparti poco omogenei - seguire le vicende di Winston e Giulia (Aldo Ottobrino e Marina Remi), il loro conoscersi e innamorarsi. Il loro aderire alla resistenza vivendo clandestinamente la propria unicità nella dualità del rapporto uomo e donna: un atto rivoluzionario per Giulia, un atto umano per Winston. Assistiamo alla cattura e al processo di rieducazione di Smith che, posto sul palchetto centrale incatenato ad una sedia, viene torturato-resettato dallo spregevole O'Brien (un ottimo Enrico Campanati), il braccio destro del Grande Fratello. Processo di rieducazione che termina nella stanza 101, in cui si viene messi in balia delle nostre paure più forti, per Winston i topi. A seguire tutto gli occhi di una telecamera che   in presa diretta manda le immagini su tutti i teleschermi trasformando il reale in virtuale come in un reality – una delle tante e ottime idee registiche dello spettacolo. Un attimo e la magia del teatro fa sparire la stanza e ci catapulta in un domani indefinito in cui un Winston resettato al tavolino di un caffè incontra Giulia e non la riconosce.



Come guardando un terrario, come ad una lezione universitaria, come ad un reality – quelli fatti bene - si rimane ad osservare con attenzione, rapiti dal complesso meccanismo creato per questo spettacolo ma con una certa distanza, appunto esterni.



Rispetto alla prima versione , quella in cui tutto lo spazio e tutto il pubblico erano parte dello spettacolo, questo adattamento per il palco perde la forza d'immedesimazione e coinvolgimento, ma rimane sempre uno spettacolo che merita di essere visto.



Voto: Voto del Redattore: Danilo Spadoni


La recensione di Martina Russo

2984 è uno spettacolo che definirei totalizzante: in una serratissima ora e mezza i sensi dello spettatore vengono completamente coinvolti nell’atmosfera angosciante di un universo paradossale e surreale (ma non troppo). Ispirato al capolavoro di George Orwell 1984 (riadattato da Enrico Remmert e Luca Ragagnin ), lo spettacolo presenta un’accuratissima costruzione scenica, basata su strutture semplici ma efficaci ed arricchita dal sapiente intervento delle luci e delle musiche, assolutamente calzanti.
L’opera vede al centro la vita di Winston Smith e Julia, impiegati presso il Ministero della Verità, grande “produttore di bugie” a sostegno delle azioni del Grande Fratello. I due, mal sopportando le restrizioni imposte e le regole dittatoriali, sono portati a trasgredirle nel momento in cui si scoprono innamorati e decidono di intrattenere una relazione segreta, ovviamente, proibita. La loro felicità, però sarà di breve durata, poiché, come previsto dal complice-traditore O’Brian, essi vengono arrestati e riportati all’obbedienza dal Partito, dopo torture fisiche e, soprattutto, psicologiche. Il Grande Fratello, pertanto, riesce a raggiungere il proprio scopo: il controllo del Pensiero.
Lo spettatore è, fin dal principio, coinvolto in maniera evidente: viene invitato dal Grande Fratello ad indossare una tuta che permetta la conformità fra i “cittadini” e si trova di fronte ad una sala priva di poltrone e di palcoscenico, direttamente immerso nella realtà del 2984.
Ritengo che il regista Emanuele Conte abbia saputo appieno rappresentare in scena l’atmosfera del romanzo inglese, tanto inquietante da apparire claustrofobica, tale da turbare seriamente il pubblico.
Credo, pertanto, sia impossibile non rimanere colpiti da questa rappresentazione, che nonostante l’argomento grave e particolarmente serio, rispetto ad altri spettacoli della Compagnia della Tosse, cattura completamente l’attenzione fisica e psicologica dello spettatore; questi, stimolato continuamente, si sente partecipe delle vicende di Winston e non può non riflettere sui concetti di Potere e Libertà e, soprattutto, dell’utilizzo che di questi ne viene fatto. Non c’è dubbio che questi siano tutt’oggi temi di scottante attualità, soprattutto all’interno di un Festival della Scienza, rassegna di cui lo spettacolo fa parte, che ha per soggetto il Futuro.

Voto: Voto del Redattore: Martina Russo

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