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LE RECENSIONI
La recensione di Francesco Principato
Al teatro comunale Luigi Pirandello di Agrigento la stagione si chiude con il divertimento e lo humour della commedia ‘Se devi dire una bugia dilla ancora più grossa’ di Ray Cooney, fortunato e spiritosissimo sequel di un altro suo vecchio successo mondiale.
Stavolta la bugia ‘più grossa’ del ministro De Mitri è che invece di stare in parlamento si rinchiude (ancora) in un lussuoso hotel in compagnia della sua amante signora Rolandi, potavoce dell’opposizione. Doveva essere una notte d’amore passionale ma un cadavere nella loro suite (magnifica la scenografia di Alessandro Chiti) trasforma il loro sogno erotico in un incubo e… in una fabbrica di bugie fantasiose e spassosissime. Al suo segretario Mario Girini stavolta toccherà trasformarsi in ‘salvatore della patria’.
La commedia già celebrata e premiata all’estero, anche nella versione italiana di Luca Barcellona risulta molto apprezzabile e dilettevole grazie alla nota maestria nel genere dell’ottantenne autore inglese, ma non solo.
La regia di Gianluca Guidi riesce a dare allo spettacolo grande ritmo, puntualità alle azioni sceniche, risalto alle battute, brio e divertimento alle gags, personalità brillante ai personaggi proprio come già fatto vedere in precedenti direzioni teatrali, anche in pièce dello stesso autore.
E poi ad assicurare risate e divertimento c’è il solito Gianluca Ramazzotti. Il suo personaggio del segretario dell’onorevole assurge a trascinatore dell’intera rappresentazione. Accanto a lui, ad interpretare l’onorevole De Mitri, doveva esserci Antonio Catania ma per (annunciati) motivi di indisposizione a salire sul palco nel ruolo del protagonista è stato lo stesso regista Gianluca Guidi. Non avendo mai visto in quest’opera Antonio Catania, non possiamo giudicare il saldo di questo cambio, ma una cosa la possiamo dire a prescindere: Gianluca Guidi sicuramente avvicina di più questa commedia allo humor inglese del testo originale, mantenendo sempre una verve comica trascinante: il regista-attore non si sottrae alle battute e alle trovate ‘meno inglesi’. Anzi, quando è il caso abbandona il ruolo di protagonista per assumere quello di ‘spalla’ per le spassose performance del segretario Ramazzotti-Girini, dell’immarcescibile Raffaele Pisu nei panni di un cameriere d’hotel, dello stesso direttore d’albergol ben interpretato da Nini Salerno.
Nel cast a convincerci meno sono state le due ‘primedonne’ Miriam Mesturino e Licinia Lentini, forse perché ignorate dall’autore come portatrice di comicità o forse perché rimaste in una interpretazione ‘superficiale’. Apprezzabile è stata invece la giovane Selene Rosiello, badante italo/tedesca che alla fine corona il sogno d’amore fra lei e Girini, ‘premiandolo’ delle sue comiche fatiche per ‘salvare’ onore e rispettabilità del ministro.
Chissà quanto pagherebbero i nostri politici per poter aver un Mario Girini, anche… a non chiamarsi Gianluca Ramazzoti.
Foto di scena di Diego Romeo
Voto:
La recensione di Laura Mancini
Se la trama di questa commedia, basata su imprevisti ed equivoci, potrebbe sembrare simile a tante altre, la chiave del successo di questo lavoro di Ray Cooney, come dei precedenti, risiede ancora una volta nelle bugie e nella simulazione, portati all’estremo, fino al ridicolo che suscita, appunto, la risata.
Grazie alla regia di Gianluca Guidi, che sembra riconfermarsi in perfetta sintonia con i testi dell’autore inglese ed un’interpretazione impeccabile e spontanea del cast composto da 9 attori, assistiamo ad una macchina perfettamente funzionante, che ingrana a ritmi forsennati, trascinandoci tra sorprese e gag di sicuro effetto.
A manovrare egregiamente la macchina è Antonio Catania, nel ruolo del Ministro del Governo, che - attore nella parte dell’attore – sembra nato per mentire ed improvvisare menzogne sempre più originali e fantasiose, inventando realtà fittizie che coinvolgono le persone attorno a lui, vittime inconsapevoli dell’inganno. Man mano che la trama si sviluppa, a dover essere nascoste e camuffate sono situazioni, personaggi e verità sempre nuovi, fino a quando le bugie entrano in contrasto l’una con l’altra e gli stessi spettatori perdono il conto di quante ne sono state dette e chi dovrebbe sapere cosa.
Esilaranti le reazioni improvvisate ed eccessive dei protagonisti dovute al panico, quando temono di essere scoperti.
Ma se Catania è il “burattinaio”, ciascun interprete apporta qualcosa di “suo” nella commedia: Gianluca Ramazzotti, più imbranato di quanto fossimo abituati a vederlo, nei panni del segretario personale dell’Onorevole, tenta disperatamente di entrare anche lui nel meccanismo di bugie avviato dal suo capo, risultando terribilmente goffo e divertente; Raffaele Pisu, avido cameriere tutto fare dell’Hotel Plaza, suscita simpatia proprio per il fatto, invece, di rimanere quasi impassibile di fronte alle situazioni paradossali a cui assiste; Nini Salerno, Direttore d’albergo terribilmente e fastidiosamente invadente e moralista; Antonio Pisu, che merita un applauso per la sua perfetta interpretazione del morto; le donne, Miriam Mesturino segretaria del partito d’opposizione, Licinia Lentini moglie dell’Onorevole e Selene Rosiello infermiera della mamma del segretario, le quali subentrano una alla volta ad affollare sempre più la scena e complicare la vicenda, tutte sensuali, decise ed inaspettatamente lascive e libertine.
Se ogni cosa è perfettamente funzionante si deve anche riconoscere l’importanza che hanno, in tal senso, le soluzioni adottate per la scenografia, che non solo è curata nel dettaglio e piacevolmente verosimile ma, grazie a porte, finestre e guardaroba, consente anche le continue entrate ed uscite dei personaggi, nei loro inseguimenti.
Voto:
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