ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE - IL MUSICAL

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In collaborazione con
Teatro.Org


Genere: 
musicale
Autore: 
C. Ginepro-E. Tartaglia. G.M. Lori
Regia: 
Christian Ginepro
Compagnia/Produzione: 
Ready To Go
Cast: 
Ediz. 2011/2012: BAZ, Roberta Faccani, Tania Tuccinardi, Gabriele Foschi, Marco D'Alberti, Diego Casalis, Maurizio Semeraro Ediz. 2010/2011: Antonio Casanova, Roberta Faccani, Gabriele Foschi, Laura Galigani, Marco D'Alberti, Diego Casalis e Nicola Ciulla, Angelica Cinquantini

Il voto degli utenti:
Media voti: 5

Sinossi


"ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE - IL MUSICAL" porta in scena la favola nel suo aspetto più onirico e fiabesco: quello dell'immaginario dei bambini. Sul palcoscenico la poesia del mondo infantile e la magia della fiaba in un family show pronto a coinvolgere ed emozionare grandi e piccoli rendendoli parte di un'avventura che difficilmente potranno dimenticare. I testi, impreziositi dalla genialità del regista Christian Ginepro, sono frutto della rielaborazione dei famosi scritti di Lewis Carroll "Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie" e "Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò". Sembrerà di sfogliare un libro di favole. Divertimento e paura, dubbi e certezze, balli e canzoni si alterneranno in una serie di situazioni in cui realtà e sogno sono i protagonisti. il Musical nasce da un'idea di Enrico Botta e Annalisa Benedetti, con le musiche di Giovanni Maria Lori, i testi di Eduardo Tartaglia, le coreografie di Christian Ginepro, le scene e i costumi di Annalisa Bened

Date repliche a cura di
Enrico Botta Live
Scheda spettacolo a cura di
Enrico Botta Live

Dove

Verdi

Stagione
precedente
o
non previste
repliche
al momento

v. Garaibaldi 2 - Gorizia (GO)
Tel: 0481 977105



LE RECENSIONI


La recensione di Carmen Loiacono


Dentro c’è di tutto: cori da stadio, slogan pubblicitari, motivetti dei cartoon e di altri musical, canzoni famose. “Alice nel paese delle meraviglie” andato in scena con una doppia recita al Teatro Politeama di Catanzaro – organizzato in collaborazione con la Show Net di Ruggero Pegna – è stato una vera rivelazione, in crescendo. Il musical, anche se dalle nostre parti è forse improprio utilizzare questo termine, è partito senza particolare enfasi. Scenicamente ridotto all’osso – qualche elemento solo se necessario -, brani musicali a tratti insapori, molto buio sul palco e qualche incertezza da parte di Alice “piccola”, Angelica Cinquantini, non hanno aiutato affatto.



Eppure lo spettacolo, già alla fine della prima parte, aveva preso piede, forse lentamente, per svettare in un coinvolgimento totale fino alla chiusura del sipario. Che questo sviluppo fosse previsto già dal copione è certo, almeno in parte, perché in questa “Alice” nulla è sembrato affidato al caso. Troppe citazioni nei testi, troppi personaggi da incastrare millimetricamente in movimenti e battute, per permettere un eccesso o una svista, anche di una virgola. Se l’inizio ha lasciato perplessi, a fine spettacolo, la certezza della riuscita è stata evidente, sia per i più piccoli che per i grandi che li accompagnavano.



E visto che ci siamo, per favore non si dica che è semplicemente uno spettacolo per bambini, riducendolo ad un taglio minore con la scusa del “family show”. C’è più di un motivo per smentirlo. Prima di tutto per la messinscena, sempre buona, ma vicina all’eccellenza sotto alcuni aspetti: le scene – di Annalisa Benedetti - cartonate, pompose, coloratissime, ma leggere e versatili come si conviene per uno spettacolo dai cambi così repentini e tali da permettere le seppure semplici coreografie eseguite dai ballerini – spesso dagli abiti piuttosto ingombranti -, hanno trasformato il palcoscenico del Politeama in un vero mondo di favola, con il contributo, non da poco, degli stessi costumi – sempre di Benedetti -, sorprendenti, vivaci al punto giusto. Quindi per i trucchi di scena: i tanti neri e le quinte utilizzati per nascondere le manovre dei fluorescenti contorni dello Stregatto – perfette – o anche per permettere ad Alice di crescere o diminuire di una spanna, sotto gli occhi di tutti.



Poi per gli interpreti: a dir poco meravigliosa Roberta Faccani che, forte di quella voce ampia e duttile che le ha consentito di “segnare” la storia dei Matia Bazar, ha saputo mettersi in gioco in questa nuova veste, tra l’altro riuscitissima, di attrice teatrale nel ruolo della cattivissima – ma quale…? – Regina di cuori (che canta pure i Litfiba, visto che si trova); quel “brutto pelo pallido” – così lo chiama la sovrana – del Bianconiglio Gabriele Foschi, convincente e dolcissimo, come Alice “grande” Laura Galigani. Non si possono poi tralasciare tutti gli altri componenti del cast: il Bruco Marco D’Alberti, Sticcio e Priccio (gli spassosi Diego Casalis e Nicola Ciulla) e le carte di fiori e di cuori. E poi, ovviamente, anche il Cappellaio Matto, qui con un Mago Antonio Casanova in panni insoliti, ma tutto sommato non estranei al suo mestiere: come il personaggio nato dalla penna di Lewis Carroll, ha saputo ben destreggiarsi in incantesimi, semplici ma efficaci, per conquistare Alice, ma anche i più piccoli fra il pubblico, che per il corso di tutto lo spettacolo hanno di che rimanere, davvero, a bocca aperta. 



Quel che infine fa di Alice uno spettacolo davvero speciale è l’atteggiamento di chi lo ha fatto, gli autori tutti, dal regista e coreografo Christian Ginepro al compositore Giovanni Maria Lori, ad Edoardo Tartaglia, “papà” dei testi: se da un lato, con la sua favola, Alice è potenzialmente destinato ad un pubblico “piccolo”, in realtà strizza l’occhio ai più grandicelli, se non proprio agli adulti. Dicevamo già delle citazioni continue, vera chicca e motivo per rivedere “Alice” più di una volta, per coglierne più che è possibile, ma ci sono anche giochi di parole e doppi sensi tali da indurre a pensare che i destinatari non siano solo i più piccoli. Forse si azzarda un po’ troppo nel dire che il messaggio, quello vero del racconto di Carroll, è trasferito in tutto e per tutto in questo cosiddetto musical: se la regina suona la batteria con i funghi (lanciando anatemi di harrypotteriana memoria, come l’Avada Kedavra), e i fiori praticano l’Ayurveda parlando di Chakra e quant’altro, allora il gioco e il sogno possono continuare, anche da adulti.



Voto: Voto del Redattore: Carmen Loiacono


La recensione di Wanda Castelnuovo


Quando Lewis Carroll (pseudonimo del reverendo Charles Lutwidge Dodgson, singolare ed ecclettica figura di matematico, scrittore, fotografo e logico britannico) ha scritto a distanza di circa sei anni i suoi due racconti più famosi Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie (1865) e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò (1871). probabilmente non immaginava la fama imperitura che gli sarebbe derivata da questa bambina curiosa.

Personaggio complesso Alice - ben oltre al giocoso racconto favolistico - con un secondo livello di lettura in cui l’autore critica la vita degli adulti con le sue regole a volte ottuse e le sue rigidità dalle quali propone di fuggire abbandonandosi all’immaginazione, creando un mondo alternativo, fantastico nelle figure che lo popolano, ma non nella speranza di equilibrio e giustizia che esprimono.

Innumerevoli le versioni cinematografiche (indimenticabile quella di Disney) e teatrali tra cui resta indelebile nella memoria di chi ha avuto la fortuna di vederla quella in cui Lindsay Kemp ha potuto sprigionare tutto il suo estro visionario.

Con simili precedenti e con qualche diffidenza per il musical made in Italy (a volte più moda che vocazione, più improvvisazione che rigorosa preparazione senza la quale i meccanismi non funzionano) mi sono avvicinata a questa versione di Alice con qualche dubbio - lo confesso preconcetto - anche perché la precedente prova registica di Christian Ginepro (il musical Robin Hood) non mi aveva convinto.

È stata invece una lieta sorpresa.

Lo spettacolo - nato da un’idea  di Enrico Botta, coregista e coautore dei testi, e di Annalisa Benedetti scenografa e costumista - scorre via veloce per oltre due ore e mezza, senza mai perdere ritmo e tenendo sempre desta l’attenzione di grandi e piccini che, estasiati dalle scenografie sontuose e dai costumi, seguono partecipi le vicende di Alice e degli strani personaggi che incontra nel suo ‘viaggio’: dal saggio Coniglio Bianco al Cappellaio Matto, alla terribile e insensibile Regina di Cuori che riversa sulla popolazione l’amarezza di un’infanzia infelice.

Personaggi coloratissimi solo apparentemente fantastici perché per loro tramite Carroll parla degli uomini di ogni epoca, non solo della sua, che non sanno guardare la realtà con occhio ironico e fiducioso.

Molto merito della piacevolezza e perché no del fascino di questa versione di Alice va al regista che ha saputo porre tutto “al posto giusto nel momento giusto” e guidare con mano sicura attori e ballerini sempre perfettamente sincronizzati (esemplare il ballo delle Carte da gioco), evento raro nei musical in circolazione.

Raffinate, orecchiabili e trascinanti le musiche di Giovanni Maria Lori e simpaticamente ironici i testi di Eduardo Tartaglia con sketch esilaranti e mai banali o volgari (contrariamente a quanto purtroppo avviene in tanti spettacoli).

Infine un cast di ottimo il livello e molto affiatato. Sarebbe ingiusto segnalare l’uno piuttosto che l’altro. Mi sia però consentita un’eccezione per sottolineare la prova delle piccole interpreti di Alice nelle varie fasi della sua fanciullezza: un ruolo certamente non facile, sempre giocato tra sogno e realtà, risolto da tutte con incredibile bravura.

Uno spettacolo che coinvolge i più piccoli trasportandoli nel mondo delle fiabe e donando loro quasi tre ore di allegria e risate che travolgono anche quegli adulti che non hanno perso la capacità di sognare e di guardare la vita con ironia.

 



Voto: Voto del Redattore: Wanda Castelnuovo


La recensione di Roberto Mazzone


Uno dei musical meglio concepiti degli ultimi mesi, questo “Alice nel paese delle meraviglie”, che segna il ritorno alla regia di Christian Ginepro, dopo il musical “Robin Hood”. Una seconda prova, anche un po’ vintage, se vogliamo, ma dove tutto pare essere al posto giusto nel momento giusto. A livello registico - tengo a sottolinearlo – tutt’altra cosa rispetto alle avventure dell’eroe di Sherwood. Tutto si amalgama e si incastra ai limiti della perfezione, a partire dal corpo di ballo (gli abitanti del paese delle meraviglie e, soprattutto, le carte da gioco). Sono proprio loro, le carte, a rendersi protagoniste fin dai primi momenti dello spettacolo, trasportando il musical nelle meravigliose e sfavillanti atmosfere “Broadway-style”. Ginepro cura anche le coreografie, molto curate, quasi nulla è lasciato al caso. Lo stesso discorso vale per le musiche del M° Giovanni Maria Lori, semplici e orecchiabili, destinate a rimanere nella testa per essere canticchiate. E l’incursione nello show di “prestiti musicali”, che vanno dalle sigle dei cartoni animati, alle canzoni della Carrà e ad alcuni evergreen della tradizione canora nostrana, personalmente ritengo si possa considerare un valore aggiunto. L’atmosfera da favola, musicalmente parlando, sembra venire messa da parte sul finale, quando al grido di “Everybody Dance Now”, irrompono in teatro le note di un successo disco-commerciale di Bob Sinclair e tutti gli abitanti del paese delle meraviglie si scatenano sul palco. Effettivamente, ci si chiede il perché di questa scelta,  ma l’energia è il brio che questa scena trasmette al pubblico smorza ogni interrogativo.

Il nutrito cast di performer è capitanato da una novità assoluta per il palcoscenico del musical: il  mago Antonio Casanova, nel ruolo del Cappellaio Matto, il quale, a dirla tutta, se la cava come cantante e, naturalmente, con i suoi interventi prende possesso del palco e stupisce il pubblico con semplici, ma efficaci illusioni. Nel ruolo della buffa e arida Regina di Cuori, dall’infanzia rubata, ha avuto modo di esprimere tutta la sua simpatia, preparazione e potenza vocale Martina Pezzoli (che nella replica cui ho assistito ha sostituito la titolare del ruolo, Roberta Faccani). Una bravura notevole, la sua. Così come, vale la pena ripeterlo, a farsi notare, soprattutto per la presenza scenica e la verve comica, sono le carte da gioco, tra le quali spiccano Eugenio Contenti, Daniel Favento e Marco D’Alberti (quest’ultimo impegnato nel doppio ruolo della carta Otto e del bruco).

Si è fatta notare, soprattutto per la sua voce  (ma certamente potrà avere occasione di imparare a tenere il palcoscenico) Elena Idini, nel ruolo di Alice piccola. Diego Casalis e Nicola Ciulla (nei ruoli dei buffoni di corte in fuga, Priccio e Sticcio) sono ottimi caratteristi ed efficaci “spalle comiche”, l’uno per l’altro. Il Coniglio Bianco (che risulta il personaggio più “vintage” dello show) e Alice in versione “adulta”, regalano al pubblico i momenti più intimi e intensi dello spettacolo. A interpretarli sono il trascinante Gabriele Foschi e la giovane, ma decisa Laura Galigani.

Uno spettacolo che ci fa riflettere sull’importanza del tempo a nostra disposizione e sulla necessità di diventare adulti, senza però dimenticare quanto può essere meraviglioso ricordarsi di essere stati bambini. La lunga tournée del musical “Alice nel paese delle meraviglie”, toccherà a breve piazze importanti quali Bologna, Milano e Torino. E certamente se ne sentirà ancora parlare.

 



Voto: Voto del Redattore: Roberto Mazzone


La recensione di Domenico Orsini


C’era una volta, nell’Inghilterra del 1865, un’opera letteraria molto singolare, una narrazione fantastica che giocava con disinvoltura e arguzia con regole logiche, linguistiche, fisiche e matematiche, un racconto che criticava la vita adulta, proponendo quale via di fuga la fantasia e l’ottica dei bambini, il modo con cui essi guardano la vita. A quel tempo il reverendo Charles Lutwidge Dodgson,  matematico, scrittore, fotografo e logico britannico, divenuto famoso con lo pseudonimo di Lewis Carroll, non sospettava che le sue opere immaginarie sulla piccola Alice, argute e solo apparentemente destinata ad un pubblico di lettori bambini, sarebbero divenute intramontabili classici letterari. Di Alice non si contano le traduzioni e le riscritture, gli adattamenti, le versioni filmiche o a cartoon, non ultima quella della Disney, i fumetti e i videogiochi, ed ovviamente numerose sono le trasposizioni teatrali, memorabile il visionario allestimento di  Lindsay Kemp… Ora Alice è anche un musical made in Italy, prodotto dalla milanese Ready to Go, che porta in giro sui palcoscenici italiani “la favola nel suo aspetto più onirico e fiabesco: quello dell’immaginario dei bambini… la poesia del mondo infantile…”. Il family show, accolto con entusiasmo dal pubblico del partenopeo Teatro Bellini, nasce da un’idea di Enrico Botta, che dello spettacolo firma la collaborazione alla regia e ai testi, e Annalisa Benedetti, eclettica artefice di scene e costumi. Regia e coreografie portano la firma dell’acclamato Christian Ginepro, di lui ricordiamo la recente versione in musical di Robin Hood con Manuel Frattini, mentre le coinvolgenti melodie sono di Giovanni Maria Lori. La complessa opera di rielaborazione dei testi è stata affidata all’autore-regista partenopeo Eduardo Tartaglia; attingendo da Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, Tartaglia è riuscito abilmente a modernizzare il racconto, a renderlo più vicino ai nostri tempi, arrivando perfino a qualche eccesso di contemporaneità, senza alterarne la cifra fiabesca e sognante. Ma la vera forza dello spettacolo è il cast, un nugolo di attori-cantanti-danzatori tutti di grande talento e abilità. Il Mago Antonio Casanova-Cappellaio Matto incanta con le sue prestidigitazioni e con la sua interpretazione un po’ sognante; Roberta Faccani (ex solista dei Matia Bazar) è una Regina di Cuori impetuosa e dalla voce imponente e policroma;  Laura Galigani è una dolce, curiosa e moderna Alice da grande; nel ruolo di Alice da piccola si alternano invece ben quattro giovanissime interpreti Angelica Cinquantini, Elena Idini, Zoe Nochi e Mariliana Petruzzi; bravissimo e poliedrico nel ruolo del Coniglio Bianco l’ormai noto Gabriele Foschi, giovane e talentuoso interprete di tanti musical prodotti in Italia da Grease, al fianco di Lorella Cuccarini, a Rent, a Full Monty; Diego Casalis e Nicola Ciulla sono Priccio e Sticcio, i due fratelli evasi ricercati dalle guardie della Regina di Cuori, così bravi, divertenti e in sintonia da sembrare un vero e proprio duo comico (… e se non ci hanno pensato glielo consigliamo!). Anche se, almeno nella versione a cui abbiamo assistito a Napoli, la favola perde qua e là la sua aura sognante e onirica, magia e professionalità rinnovano la suggestione di una storia antica sempre viva ed attuale, rinverdendo le avventura dell’eroina di Carroll e trasformando il “C’era una volta” in un felice “C’è ancora”.



Voto: Voto del Redattore: Domenico Orsini

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